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domenica 10 aprile 2016

GOD BLESS AMERICA!

A volte sembro essere davvero ripetitivo fino alla nausea quando - per l'appunto - ripeto che tale puntata è fondamentale ai fini della storia.
Bene, fateci il callo, perché anche questa fa parte di quell'immensa categoria.
Sarebbe stato troppo bello se la stagione si fosse conclusa con la pace tra gli Underwood, pronti ancora una volta a piegare tutto e tutti.
Ma per un legame così forte che è sinonimo di potere certo, dall'altra parte, nel partito Repubblicano, Will Conway alza sempre di più la propria voce.
Ne avevamo già parlato in precedenza, e se non ci convinceva il fatto che la sua entrata in scena fosse stata troppo repentina al successivo abbandono dell Dunbar, assolutamente il bel repubblicano ci ha dato una cosa certa: lo scontro ora è alla pari.
E perché questo? Perché Will Conway fa così paura, persino agli Underwood?
Forse perché sono l'esatto opposto. Se pure il Repubblicano è carismatico quasi più di Frank, la sua immagine è diversa da quella di quest'ultimo. Ex veterano (si è persino arruolato l'11 Settembre) che ha particolarmente a cuore la bandiera a stelle e strisce. Ha una bellissima moglie e due figli divertenti di cui fa sfoggio ampiamente. È il nuovo nucleo familiare degli ultimi anni e rappresenta bene o male la nuova generazione. È un uomo che sembra non avere peli sulla lingua e di certo sembra porre a un livello inferiore rispetto al proprio, Frank Underwood.
Ma il potere del carisma potrebbe derivare dal fatto che sa a chi parlare, con quale voce e in che modo: Conway ha tra le mani, grazie alla collaborazione di un motore di ricerca, la mente dei cittadini statunitensi. Ecco perché Will Conway è finalmente IL valido avversario di Underwood, non ha paura di sporcarsi le mani, ad esempio utilizzando una vecchia conoscenza, ossia Tom Yates.
Quest'ultimo però sente di poter essere ancora utile alla causa degli Underwood ora più che mai indaffarati con la Convention dei delegati. E proprio il tema della convention sembra rimandare all'attualità politica d'oltreoceano: Sanders VS Clinton
Finalmente ritornano i machiavellici meccanismi politici architettati da Frank e Claire affinché il primo possa comodamente diventare il candidato Presidente (cosa non totalmente sicura) e la seconda possa diventare il candidato Vice-Presidente, ancora più difficile da attualizzare.

Bob Birch: You want the convention to be a circus.

Frank Underwood: Oh, Bob, I'm not sure if you've noticed or not, but politics is no longer just theater, it's show business. So let's put on the best show in town.

Ma ormai siamo abituati a tutto.
Frank sa che la Convention è il modo migliore per far sì che il suo piano si compia poiché si genera caos, fibrillazione, e in questo scenario lui è l'uomo perfetto a porre la pace, con le sue regole, con le sue pretese, con i suoi ultimatum.
Il primo filo spinoso è Austin, candidato scelto dal Partito e dello Stato dell'Ohio in cui ha vinto grazie all'appoggio delle lobby delle armi. Parallelamente Claire sta portando avanti, ASTUTAMENTE, la sua campagna per la limitazione delle vendite della armi. In pubblico sembra così devota a questa causa, soprattutto per quanto accaduto a Frank, che non sembra minimamente pensare alla carica che Frank le ha promesso.
Austin è costretto a tirarsi indietro perché le lobby che lo hanno finanziato avevano sborsato più di 20 milioni e avevano avuto grande importanza per il rilancio dello studio legale di sua moglie. Appoggiare Claire sarebbe stata la sua rovina.
Frank allora propone il suo di nome: Catherine Durant.
Qui mi sono espressamente incazzato perché è una dei miei personaggi preferiti e vederla offerta come carne da macello mi ha dato fastidio. Vedere Underwood prendersi gioco di una delle sue collaboratrici più fidate e più valide ci fa capire dove può arrivare la sua ambizione, e diciamocelo, la sua "fedeltà" - politica - verso Claire.
Allora la Durant alla Convention inizia subito con il favore del pronostico anche se non arriva immediatamente al quorum. Ma inaspettatamente Claire ha l'appoggio e i voti della delegazione del Kentucky.

Il consenso vero Claire accresce sempre più soprattutto in seguito alla legge sulle armi che è passata al Congresso.
È una lenta scalata e la Underwood vede la vette sempre di più tanto che il suo Stato, quello del Texas le affida tutti i suoi 267 delegati. È terza. Al secondo in classifica Baker gli promette la carica di Segretario di Stato, la stessa che Francis promette alla Durant se non dovesse uscire vincitrice dalla Convention. Intanto iniziano a circolare le voci che il successo degli States al G7 sia stato ottenuto grazie a Claire e non al Segretario Durant, altro duro colpo.
Intanto Conway sa che sta perdendo appeal con tutta la vicenda della Convention, e quindi alimenta il fuoco dell'ICO (sembra ovvio il riferimento all'ISIS) affermando che Underwood sta lasciando in
sospeso una vicenda che intanto si sta ingrandendo sempre di più in Siria e che rischia di essere un pericolo per gli Stati Uniti e per la pace del mondo. A questo punto Francis decide di chiamare pubblicamente Conway per lavorare insieme a questa problematica situazione.
Fanno di tutto. Giocano. Mangiano. Scherzano. Spettegolano. Ma di certo non fanno qualcosa per cambiare la situazione. Anzi, Conway si da fare per la politica interna chiamando, in privato, la Durant. E perché?

"LO STATO DELLA LOUISIANA AFFIDA TUTTI I SUOI DELEGATI A CATHERINE DURANT. COME CANDIDATA PER LA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI D'AMERICA." 



Intanto anche nello staff del Presidente ci sono subbugli. Un tutti contro tutti. Doug contro LeAnn. Seth contro Doug. Seth contro LeAnn. LeAnn contro Doug. In tutto questo casino alla fine si cerca di trovare una pace. I due uomini apprendono che di LeAnn ci si può fidare soprattutto perché è più pulita di una suora e non ha scheletri nell'armadio. Doug sembra intanto assillato anche da un profondo senso di colpa. La compartecipazione alla morte di Anthony Moretti, affinché il fegato andasse a Francis. Non gli resta che fare una cospicua donazione alla fondazione creata dalla moglie del defunto.

Intanto Frank riesce a convincere la direttrice della Convention con la scusa di doversi occupare della scottante politica estera, e lascia Atlanta. Direzione Washington.
Intanto sua moglie e Tom si sono recati dalla madre di lei poiché le sue condizioni sono gravemente peggiorate. Tom sembra essere l'unico uomo che può risollevare le due Hale. Sembra dare le ultime gioie della vita all'anziana donna e Claire... le dà di nuovo il brivido del sentirsi amata. Il brivido di fare l'amore con chi la conosce.

"Abbiamo fatto sorgere il sole."

Elizabeth vuole che venga praticata l'eutanasia così da dare a Claire il tempo per adoperarsi affinché ottenga la candidatura a Vice-Presidente. La scena della sua morte è davvero profonda. Le due finalmente si capiscono ed entrambe si scusano per i dissapori, per gli odi, per le cattiverie, per le asfissianti gelosie. 
La morte non è che l'ultima destinazione dove possiamo porre fine all'astio che logora l'anima dell'uomo. Ed entrambe saggiamente l'hanno capito.
Alla White House intanto le cose tra la Durant e Francis non appianano, anzi, la donna non nega che lei voglia essere l'unica vera candidata per la Vicepresidenza ed è ostinata a volere per sé i delegati che fino a quel momento Claire ha ottenuto.
Intanto Hammerscmidt sta per concludere il suo lavoro e le prove contro Underwood sembrano schiaccianti. Ma qualcosa gli manca. Un uomo influente che possa avallare le sue accuse. La Dunbar sembra sicura che quel nome possa essere soltanto uno: Remy Danton. Finalmente però Francis riesce a mettere in chiaro le cose e piegare finalmente la Durant. Nello Studio Ovale l'affronta in maniera scabrosa, coraggiosa, assolutamente spaventosa.
Fa leggere alla Durant un articolo di giornale dove Petrov afferma che al G7 lui ha tratta con Claire e non con il Segretario di Stato. Un colpo basso per la donna. Ma non basta questo. Afferma che è pronto ad ucciderla (la minaccia con il tagliacarte e magistralmente perfetta) come ha ucciso Peter Russo e Zoe Barnes. Ah, ma si scherza... ovviamente.

 Frank: No, we didn't kill anybody. But we would have. If it was necessary. So you're right, the time for negotiations is over. You will hand over your delegates and you will serve on in my cabinet, and we will forget that any of this ever happened. Because if you don't, I swear to God... I will never... ever... forget. Do you understand now?

Catherine Durant non può che esimersi dal ritirarsi. Lo fa per paura? Per riscattarsi come futuro Segretario di Stato? Qualunque sia la ragione, gli Underwood hanno vinto. Ancora una volta.
E il discorso di Claire è uno dei momenti più belli della serie. Sarà il discorso più ipocrita del mondo, ma davvero mi ha emozionato. Non so, un po' voglio sperare che quelle parole le abbia sentite, nonostante fossero scritte da Yates. Lo voglio pensare perché non vedo cos'altro possa toccarle l'anime, il cuore, la mente.
Il resto è puro delirio. Gloria. Vittoria.
La Convention hanno un solo vincitore: gli Underwood.




VOTO PUNTATE 8


CI VEDIAMO AL PROSSIMO APPUNTAMENTO CON L'UNDICESIMA PUNTATA E CHE DIO BENEDICA L'AMERICA, E TUTTI VOI!


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