Recensioni

Quale, tra le nuove serie di questo Autunno, è la tua preferita?

Lettori fissi

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mercoledì 8 luglio 2015


E' martedì, fa un caldo bestiale, il mio ventilatore combatte valorosamente e sono di nuovo al vostro fianco nell'analisi dell'ultimo episodio di How to survive being shot at without really trying, A.K.A. Il nostro unico, inimitabile True Detective.
Che si apre con la performance di un imitatore di Elvis.






Prego?
Il diner in cui ci troviamo è lo stesso che fa da palcoscenico a Joni Mitchell e agli anni Settanta,  ma la compagnia in cui si trova Velcoro è insolita: un uomo anziano, che capiamo quasi subito essere suo padre. Questi gli sta facendo i discorsi confusi che tutti sentono durante le esperienze premorte, almeno in letteratura – non che sia informata sulla vita reale.



Adesso che ci penso, sarebbe stato bellissimo se anche la scena di cui sopra avesse incluso un imitatore di Elvis.
Ciò detto, il vecchio finisce le proprie farneticazioni dicendo “guardati lì, che sei un colabrodo”.
E, when the night has been too lonely, Velcoro si rende conto di avere l'orrenda camicia coperta di sangue. Dopodiché, ovviamente, si sveglia.



Gli è andata pure meglio di quanto noi telefili veterani avessimo previsto: proiettili antisommossa, quindi di gomma. Qualche costola rotta.
E lui si è pure pisciato addosso.



Sopraggiunge Bezzarides, piuttosto inquieta, in quanto il suo amabile collega ha visitato la scena del crimine senza avvisarla, e lei sarebbe il capo. Velcoro flirta quel tanto che basta a far cascare le donne come pere davanti a un uomo ferito. Se l'uomo è Colin Farrel. E la donna non è Bezzarides.



All'interno dell'appartamento di Caspere, che è perfino insonorizzato (?!), troviamo il tenente della polizia di Vinci, il quale vuole “sincerarsi della salute del suo uomo ferito”. La poliziotta non se la beve, e lo tratta male quel tanto che basta per confermare all'audience che è tosta. Il che, forse, per un personaggio femminile è una caratterizzazione un filo abusata,



ma sempre piaciuta, oh.
Altrove, Frank vive l'imbarazzo che, almeno una volta nella vita, coglie tutti i portatori sani di amico Fritz; non mi viene in mente un modo che non sia volgare o scientifico per spiegarlo, quindi fate vobis. In ogni caso, il problema sono le tensioni dell'affare Caspere – e il fatto che il seme sia necessario alla fecondazione in vitro, il che mette appena un po' sotto pressione. Peccato che, anziché ammettere il momento di defaillance, lo zotico si sfoghi con la moglie. La quale stava facendo del proprio meglio per riportare in vita il lucertolone (dotta cit.).



Le cose degenerano abbastanza rapidamente e, quando Frank rinfaccia alla consorte che è lei ad avere problemi di fertilità, e non lui, sfuggono proprio di mano. La donna se ne va sbattendo la porta, e il nostro wannabe padrino incassa un altro colpo.
Nell'appartamento di Caspere, Dixon, Paul (nel caso non l'abbiate notato, rifiuto di scrivere il suo cognome perché mi risulta troppo complesso) e Bezzarides cominciano a rendersi conto di quanto il consigliere fosse profondamente intrallazzato con la famigerata Catalast. Poco dopo, in auto, lei suggerisce che il giovane ed aitante collega utilizzi il proprio aspetto per cavare quante più informazioni possibili dalle prostitute, a Los Angeles.



Scambio di battute sull'episodio dell'attrice, nel quale Paul si dichiara certo che la bagarre mediatica sollevata intorno a lui non interferirà nell'indagine. Al che, la donna estrae la sigaretta elettronica. E le opinioni del giovane sono meno filosofiche e più dirette di quelle di Velcoro.



Frank e Velcoro si incontrano...indovinate dove?
Già. Nel solito diner, questa volta risparmiato da preoccupanti influenze canore.
Come prevedibile, il detective è un po' scosso, ed accusa l'altro di averlo cacciato in un mare di merd guai senza spiegargli realmente quale fosse la posta in gioco. Dopotutto, ci sono cose più rilassanti che farsi sparare addosso in una stanza che sembra uscita dal set de Le centoventi giornate di Sodoma. Il gangster ha la faccia tosta di dire al detective di calmarsi.



Dopo, bontà sua, gli racconta alla veloce i propri intrallazzi con Caspere, e Ray aggiunge che il suo aspirante assassino ha rubato dalla scena del crimine una videocamera e un hard drive dal contenuto sconosciuto. Il mistero s'infittisce, siore e siori.
Bonus punti di tenerezza per la cameriera che, appena il detective esce, si avventa su Frank chiedendogli se Velcoro si sia fatto male.



Frattanto, Paul e Bezzarides fanno una visitina a casa del sindaco Chessani, il quale non abita nella città che amministra, ma a Bel Air,



(SCUSATE), in una villa enorme e con una modella drogata come un cavallo, che a quanto pare è sua moglie. Le perplessità dei due detective riguardano una serie di telefonate che Caspere, o chi per lui, ha fatto al sindaco a tarda notte, dal proprio appartamento a Los Angeles; tuttavia, la signora Chessani ha lo stesso acume e lo stesso interesse ai fatti di una presina da forno.



Bezzarides curiosa tra i piani e i documenti sparsi nell'ufficio del sindaco, quando una ragazza, probabilmente la figlia di primo letto dell'uomo, apre la porta della propria stanza. Per sbattergliela in faccia subito dopo. Che carina.
Il figlio del sindaco, più pirotecnico, fa sentire la propria presenza scaraventando una sciacquetta nuda dal balcone in piscina.



Metto le mani avanti e chiedo l'aiuto del publico: di questo personaggio non ho capito nulla. Perché sembra appena uscito dal Jersey Shore? In California quelle vestaglie sono legali? A che pro finge di avere un accento ispanico? Chi è il “Bodine” che menziona più volte? Insomma, sono completamente persa, send help.



Incredibile ma vero, Velcoro va dal medico, e il medico risolleva gli standard di etica professionale mostrati n questa serie, finora bassini. Il quadro clinico è ovvio: colesterolo alle stelle, fegato spappolato, et cetera. Il dottore si dimostra anche filosofo, ponendo al detective una domanda di raro acume: 



La risposta non ci è dato saperla.
Disperato e desideroso di recuperare quanti più liquidi possibile, Frank bullizza/ricatta/minaccia più o meno chiunque abbia ricevuto supporto da lui per cominciare un'attività; per il momento pare che funzioni. Ha anche gli occhiali da sole, che lo rendono superbadassico (cit. l'unico, grande e solo Doc. Manhattan).
Altrove, Bezzarides sta raccontando al proprio capo – e alla poliziotta degli Affari Interni che ha messo lei e Paul a spulciare l'operato della polizia di Vinci – che Caspere possedeva una cassetta di sicurezza contenente diverse cose, la più rimarchevole delle quali è una manciata di diamanti blu.



(Citazione coltissima)
Tuttavia, la donna pare più interessata a Velcoro, cui la detective si riferisce come “straight burn – out”. Nello stesso momento, Ray sta subendo il terzo grado del sindaco, non proprio felice che i due pistola abbiano fatto irruzione in casa sua senza un mandato.
Il detective arriva al punto di chiedere che il caso gli venga revocato, dal momento Bezzerides non si fida di lui, ed è lei a gestire le indagini. La risposta è più o meno



quello che interessa ai suoi capi è che lui spinga Bezzerides nella direzione che causerà il minor clamore possibile, e non c'è modo di tirarsene fuori.
Nel mentre, la donna passa nel proprio ufficio abituale prima di ripartire per Vinci, e manda a far le trecce alle Barbie il tizio con cui l'abbiamo vista nella prima puntata, che pare aver commesso l'errore di chiederle di uscire di nuovo. Bah.



Velcoro va a trovare il padre, e, in un profluvio di chiacchiere amichevoli, gli accenna al sogno che ha fatto su di lui poco dopo essere stato sparato (cit). Gli porta anche il genere di regalo che tutti non consegneremmo al nostro anziano paparino, ovvero un bel sacchetto di marijuana.



Apprendiamo che il signore ha un temperamento acceso, e butta nel cestino il proprio vecchio distintivo della polizia ogni qual volta sente qualcosa che non gli piace al telegiornale. Il figlio, più sentimentale di quanto lasci apparire, raccoglie il cimelio dalla spazzatura, per darlo a Chad. Nel suo mondo ideal, suppongo.



Comunque, chiede anche al padre, che lavorava proprio a Vinci, che cosa ne pensi di Kevin Burris, il luogotenente che si è precipitato a controllare la scena del crimine in cui lui è stato aggredito, e del capo, Halloway. Il vecchio dice che si tratta di bbbravi ‘uaglioni, e si accende un cannone tra una sparata (vagamente razzista) e l’altra. Il rampollo lo lascia alla sua medicina.



Al casinò, Frank si piglia un’ulteriore doccia fredda: Osip ha intenzione di partire per Las Vegas e lasciarlo alle sue poco remunerative attività, senza aver concluso alcun accordo. Viene sottolineato come il principale ostacolo alla chiusura dell’affare sia la morte di Caspere, con tutto il clamore ad essa collegata, e il nostro amico mafioso perde la pazienza, mandando apertamente a fanfuffa un criminale russo probabilmente ex spia del KGB.



All’uscita di Osip, Frank esterna parte dei propri sospetti con uno dei suoi tirapiedi: possibile che ci sia in gioco una posta più alta e più antica di quel che lui crede, e che Osip stesso abbia fatto uccidere il consigliere comunale per avere un pretesto e tirarsi fuori dall’affare? Beh, che ne sarebbe capace è indubbio, ma tutto il resto appare piuttosto micragnoso.
Frattanto, Paul ha un serata libera, e va a vedere una partita/incontro/che ne so di…qualcosa



insieme a quello che capiamo essere un ex commilitone. La conversazione tra i due verte su un gruppo di incontro per i soldati affetti da stress post traumatico, ai cui incontri Paul ha smesso di andare. Che sorpresa.
Il discorso si fa progressivamente più profondo, fino al colpo di scena (peraltro inatteso come trenta gradi ad agosto): l’uomo rievoca tre giorni trascorsi con Paul durante la loro missione, e non propriamente a raccogliere le margherite – è un sottotesto, ma mi pare che l’interpretazione sia abbastanza univoca – dicendo che non vuole dimenticarli.



 Chiaramente, l’altro lo spinge via e, nonostante gli innumerevoli “Scusa, sono ubriaco, torna qua, facciamo pace pacetta” corre via.



Ah, scusate, ho sbagliato serie.
Comunque, feels a parte, la cosa importante è che qualcuno sta fotografando Paul da un tetto lì accanto. E’ tipo il festival degli stalker.
Il giorno seguente, nella loro base/capannone dell’Area 51/bettola, Bezzerides, Paul stesso e Dixon scoprono che, all’ora dell’omicidio, le telecamere del traffico hanno ripreso una Cadillac che usciva dalla via residenziale di Caspere; l’auto appartiene ad una compagnia cinematografica, ovvero quella del film che si sta girando, in quei giorni, nell’area del comune di Vinci. E’ tempo di fare – Velcoro incluso: è tornato, e non capiamo se la detective ne sia contenta o scocciata – un giretto sul set.
La macchina effettivamente apparteneva alla casa di produzione, ma è stata rubata più di una settimana prima. Caspere era invischiato con la produzione, come c’era da aspettarsi; ad ogni modo, l’unico ad aver già lasciato il lavoro sul set è un giovane autista, regolarmente licenziatosi per problemi familiari. Le informazioni interessanti provengono dal fotografo del set, un ragazzo cui brucia ancora non essere stato invitato ai party di Caspere cui partecipava il regista: si è sentito escluso da vagonate di “bella gente”.



Interrogato in proposito, il regista fa il (finto?) tonto, sostenendo di non sapere né con esattezza dove si fossero tenute le feste, né se fossero presenti escort.
I colpi che il destino (il karma, direbbe qualcuno) sta riservando a Frank non sono finiti. Il suo Tirapiedi in Capo ricompare dopo una breve assenza, e con pessime nuove: Stan, uno degli scagnozzi più intimi del malavitoso, è stato assassinato.
La tensione è alle stelle, e Frank, oltre a prendersela gratuitamente con tutti,



Indice per la sera stessa una riunione di tutti coloro che lavorano in sue proprietà, correnti o passate, a casa del sudamericano col paradenti di cui nella scorsa puntata. E’ infatti ormai ovvio che chiunque abbia ammazzato Caspere gli sta dando la caccia.
Nel frattempo, il fascino di Paul miete vittime nel quartiere a luci rosse di Los Angeles. Manco a farlo apposta – smooth, sceneggiatori –



L’unico a dargli informazioni sensate è un ragazzo, che si offre di accompagnarlo in un club esclusivo in cui potrà trovare le risposte ad alcune delle proprie domande; da solo, bello o meno, non lo farebbero entrare. Anche perché ha la faccia e il contegno di chi ha ingoiato un limone intero.
Tipo quella di Bezzerides, che è a casa di Velcoro per lavorare con lui sul caso. Mi sono resa conto di aver omesso un dettaglio importante: la poliziotta degli Affari Interni vuole veramente la testa di Ray. E quando dico “veramente” intendo che ha detto senza mezzi termini a Bezzerides di andarci a letto, o, se non altro, di fargli capire che potrebbe andarci a letto.



Non è chiaro se lo sguardo di lei sia stato di comprensione o disgusto, perché ha sempre la stessa faccia.
Proprio mentre i due stanno per mettersi a rivedere gli indizi, tuttavia, suonano alla porta, e Velcoro si trova davanti la ex moglie armata di notizie inquietanti: dei poliziotti sono andati a casa sua, subissandola di domande. Ray aveva mai denaro che sembrava uscito fuori dal nulla? Era violento? Ha ragione di credere che avesse cercato e ottenuto vendetta sull’uomo che l’ha stuprata?



Evidentemente alla frutta, la donna compie un gesto disperato: offre all’ex diecimila dollari, pregandolo di rinunciare all’affidamento e farsi una vita altrove, specie in considerazione di quello che Chad sarà costretto ad apprendere se le indagini degli Interni proseguiranno. Ovvia replica da Papà del Telefilm Americano, del tipo “deve averti dato di volta al cervello se credi di poter comprare la mia riuncia a mio figlio!”



Quando rientra – da Bezzerides, che nel frattempo si è guardata crescere le unghie dei piedi -, Ray è scosso, ma prosegue con la disamina del materiale sul caso. Perché lui non deve chiedere mai.
A Los Angeles, il ragazzo di strada (non credo lo sia, ma erano anni che avevo voglia di scriverlo) ha trascinato Paul nel club, un posto con tante luci non particolarmente piacevoli e l’arredamento rimasto fermo agli anni Sessanta, in cui il nostro detective si scontra con un Frank che, supponiamo, sta seguendo la propria indagine privata. Il contatto utile, comunque, è un altro marchettaro, che riconosce la foto di Caspere e dice di averlo visto in giro parecchio; una volta, aggiunge, il consigliere ha anche pagato per poterlo guardare mentre aveva un rapporto con una ragazza. A domanda di Paul (“vai anche con le ragazze?”) la risposta è “Con i farmaci adatti”, e noi rievochiamo la scena con il Viagra nel primo episodio.



Anche questo tizio nomina Tasha, la ragazza di cui si era parlato a Vinci, aggiungendo che non la incontra da un po’: frequentava giri d’alto bordo, e forse si è trovata un protettore personale.
La scena successiva ci conferma che Frank è ubiquo, perché lo troviamo a casa di Dente Duro, in mezzo a una manica di tagliagole.



Tutti i suoi passati e presenti soci negano di sapere che cosa sia successo a Stan, ma lui chiede loro di chiedere in giro di Caspere: in molti gestiscono giri di prostituzione. I suoi modi, come sempre, non sono esattamente gentili, e Dente Duro (okay, si chiama Santos) lo manda a pascolare le capre: è vecchio, è finito, chi mai potrebbe avercela con lui, non ha più niente da rubare. Proprio quando sembra che possa sfangarsela con un bel pizzico al labbro di sotto e che Frank si stia controllando, Santos lo sfida a pugni.



Già. Primo, autentico bagno di sangue in scena della stagione. All fine, Frank AKA Mohammed Ali cava con una pinza passatagli da uno scagnozzo – che evidentemente ce l’aveva in tasca, insieme ai Vigorsol e alle chiavi della macchina – tutti i denti d’oro dello sventurato ribelle. Who’s the boss, now?
Frattanto, V&B si recano dall’autista che si era licenziato dal set, un ragazzino ispanico che pare innocente come Myrcella Baratheon (sorry not sorry). Mentre ci stanno parlando, tuttavia, vengono distolti dal rumore di un’esplosione: è la Cadillac rubata, ridotta a fuoco e fiamme in fondo alla strada. E una figura nera con una maschera bianca



(SCUSATE n.2) si sta allontanando nella notte. I due scattano all’inseguimento, lei leggera come una gazzella, lui un po’ tipo me ai tempi di Educazione Fisica.
Il tizio fugge attraverso uno slum in cui la gente sta accampata per strada, con i fuochi accesi; Bezzerides corre, corre, corre, ma l’altro è più veloce e, su una carreggiata, riesce a scavalcare uno spartitraffico e a fuggirle.
Velcoro arriva in tempo per buttare a terra la collega e salvarla da un camion che ne avrebbe fatto tacos.



La donna di ghiaccio esala un “Grazie”, e la risposta non si fa attendere: se vuole ringraziare il detective, deve dirgli che cos’hanno su di lui gli Affari Interni.
Lei si dichiara socraticamente inconsapevole, e intanto il presunto omicida ha preso il largo nella notte.
Frank torna nella propria sempre bellissima casa, dove la moglie lo sta aspettando in vestaglia cinese: vuole fare pace. Cavare i denti di un uomo, però, può rivelarsi deleterio per la libido, e tutto quello che lui dice è “Forse, domani”.
Titoli di coda, e devo ammettere che Joni Mitchell un po’ mi manca.

Che dire? Non sono una grande fan del modo in cui hanno risolto la questione della sparatoria. Un conto sarebbe stato se il killer avesse mancato gli organi vitali, ma…i pallini di gomma? Perché tenere il detective in vita? Senza contare che, a quella distanza, un antisommossa nel petto non fa molto meglio di un proiettile vero. Molto bella ed efficace, tuttavia, la scena iniziale, con il diner, il padre, le metafore in stile True Detective vero e proprio. La storyline si sta facendo più interessante, ed è più semplice da seguire, ma lascia a desiderare in quanto a coesione e suspance. Do il solito sette e mezzo, sperando in tempi migliori.



Frattanto, attendiamo la puntata numero 4, di cui potete trovare il promo qui

Come sempre, vi ricordo di spolliciare la nostra pagina e di seguirci su Twitter, per tutte le novità sulle vostre serie preferite!
Ringrazio con il mio piccolo cuoricino di pietra gli admin di Rachel McAdams Italia e True Detective ITA, che hanno pubblicato la recensione. Orsù, passate a mipiacciare da quelle parti.

Un bacio e alla prossima settimana,
                                                                                           Tonks 

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