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domenica 6 settembre 2015



“Niente ha senso quando si parla di Pablo Emilio Escobar Gaviria”

Salve popolo di Diretta!
Oggi sono qui a spendere due parole per il nuovo prodotto di casa Netflix: Narcos.


Da bravi addicted quali siamo, non potevamo lasciarci sfuggire questa serie perché, si sa, Netflix è una garanzia. Leggere questo nome vicino a una serie tv mi fa sentire sicura; qualunque sia il genere so che non resterò delusa.

Se poi avete imparato un po’ a conoscermi, sapete quanto io sia una persona profondamente disturbata che si lascia guidare nella scelta di una nuova serie anche dagli attori protagonisti (bonazzi power); quindi, appena letto che Pedro Pascal era nel cast (soffro di Pedrite acuta, #sorrynotsorry), ho pensato “ecco fatto, questa diventerà la mia nuova serie del cuore”.

E così è stato. Questa serie mi ha subito conquistata e il merito non è stato di Pedro (anche se, lo ammetto, la sua bellezza e il fascino dovuto al parlare in spagnolo hanno contribuito).



Ambientato negli anni '80, Narcos  narra le vicende del  narcotrafficante colombiano Pablo Escobar e di come le sue azioni abbiano avuto  ripercussioni su un intero Paese. Di umili origini e cresciuto tra le strade di Medellin, Pablo, da semplice contrabbandiere,  è riuscito a crearsi un impero grazie alla cocaina, incassando tanti di quei milioni al giorno da diventare uno degli uomini più ricchi del mondo (il settimo secondo la rivista Forbes).


Immagina di essere nato in una  famiglia povera, in una città povera, in un paese povero e che all’età di 28 anni hai così tanti soldi da non riuscire a contarli. Cosa  faresti? Realizzeresti i tuoi  sogni. Il problema è che nessuno può controllare i propri sogni. Soprattutto  se sei Pablo Escobar. Soprattutto se sei cresciuto in Colombia.”  

Ma a Pablo non interessano i soldi, non così tanto. Lui è stanco di essere un semplice ragazzo di Medellin, è stanco dei nati ricchi, vuole riscattarsi. Una volta mostrato che i suoi non sono soldi sporchi, ma che sono il frutto della sua ditta di taxi, decide di entrare in politica comprandosi il popolo, tutti quei poveri che la casta non considera, tanto da ricevere anche l’appellativo di Robin Hood. E ce la fa, anche se per poco tempo: durante il suo primo consiglio, viene mostrata una sua foto segnaletica e viene denunciato come narcotrafficante. Per la prima volta la sua figura viene ufficialmente legata alla droga e, da questo momento, le cose cambieranno radicalmente.



Ovviamente la droga di Escobar non restava in Colombia, ma veniva smerciata anche in America. Ed è qui che entra in gioco la DEA e, nello specifico, l’agente Murphy  che, dal rincorrere hippie sulle spiagge di Miami, si trova in Colombia sotto copertura.  Affiancato dall’agente Pena, avrà come obiettivo quello di catturare Escobar e di consegnarlo nelle mani degli americani.



Escobar porta il sangue tra le strade di Medellin e in Colombia e il governo ha solo un’arma con cui poter reagire: l’estradizione. Le prigioni colombiane non avevano nulla a che vedere con quelle americane, in questo modo i narcotrafficanti avrebbero realmente scontato la pena che meritavano. Ma a Pablo la cosa non sta bene, è costretto a fuggire e nascondersi, così decide di prendere in ostaggio i figli delle persone più influenti in Colombia, di ucciderli; crea scompiglio in tutto il Paese pur di abolire questa legge. E il presidente Cesar Gaviria, stanco di tutte lotte, accetta di negoziare con Escobar: la lotta interna finirà se Pablo potrà scontare, una volta consegnatosi, la pena nella prigione da lui costruita, La Catedral.

La Catedral si rivela essere tutto tranne che una prigione: Pablo e i suoi scagnozzi si divertono, giocano, bevono, vanno con prostitute… Tutto entra ed esce liberamente perché il patto col presidente prevedeva che non ci fossero forze speciali nel raggio di tre chilometri e le guardie che c’erano lì le pagava.

Ma a Murphy e Pena, che hanno ormai preso la cattura di Escobar come una sfida personale, la cosa non sta bene e riescono ad avere delle prove fotografiche della vita che conduceva Escobar nella sua prigione. Una volta smascherato il narcotrafficante (mandando le foto ai giornali), il presidente Gaviria non può far altro che spostare Escobar in un’altra prigione ma, quando arrivano lì, Pablo è scappato tramite un tunnel sotterraneo.

<<Escobar ha detto: "meglio una tomba in Colombia che una cella negli Stati Uniti". Beh, sai che ti dico?  Per me va bene>>



È chiaro sin da subito la divisone tra buoni e cattivi: da un lato Murphy e Pena, dall’altro Escobar (sempre accompagnato dal cugino, Gustavo Gaviria). Ma “in Colombia, buono e cattivo sono concetti relativi”. Credo che la bellezza di questo show stia proprio nel riuscire a mettere da parte i cosiddetti buoni e a farci entrare in empatia con i mostri. Perché Pablo Escobar è un mostro, un uomo senza scrupoli, che ha ordinato anche uccisioni di donne e bambini pur di salvaguardare la sua reputazione;  ha ucciso tutti i poliziotti che non è riuscito a comprare; ha ucciso candidati alla presidenza e ha addirittura fatto saltare in aria un aereo. Plata o plomo, questo è il principio che seguiva. Ma ci viene mostrato anche come uomo che ama la sua famiglia; un uomo che, anche se contorti, ha dei principi e dei valori; un uomo legato alla sua terra. Quando è morto Gustavo, io sono rimasta devastata e ho provato pena per Pablo, che così ha perso l’unica persona di cui realmente si fidava, l’unico su cui poteva fare affidamento. Pablo è rimasto da solo (cosa che lo rende paranoico e ancora più violento) e io ci sono rimasta di merda. Ecco il potere che Narcos ha avuto su di me. 

Inoltre, anche i buoni non lo sono fino in fondo. Prendiamo Murphy, un uomo che considerava un successo l'aver preso dell'erba a un hippie in infradito, che arriva in Colombia e gira la faccia davanti ai metodi un po' bruschi usati dalla polizia del posto. Negli ultimi episodi inizia a cambiare: dopo l'attacco l'attacco a Veleno (un uomo di Escobar) diventa più violento, non ha più paura di cacciare la pistola per ottenere ciò che vuole. Questo perché quella colombiana è una realtà difficile e lui si è dovuto adattare.

in Colombia nulla va a finire nel modo in cui pensi finirà



Nel complesso Narcos è un ottimo prodotto e ho adorato il metodo utilizzato per raccontare la storia di Escobar: un narratore onnisciente (Murphy) che, con molti flashback, ci racconta tutti i dettagli . Non commento poi la regia e il cast, ho trovato tutto così perfetto e magistrale che mi si illuminano gli occhi al solo pensiero. Inoltre possiamo gioire al pensiero che ci sarà una seconda stagione: la storia di Pablo non è ancora giunta al termine.

Meno di un’ora dopo la fuga di Escobar da La Catedral si sparse per tutta la Colombia la voce che stava per cominciare una nuova guerra. Ma  questa volta sarebbe stato diverso. Questa volta non ci sarebbero stati nessuna resa, nessuna trattativa, nessun accordo. Questa volta lo avremmo ucciso”.



2 commenti:

Silvia ha detto...

Mi sta piacendo tantissimo questa nuova serie!
Ottima recensione, complimenti :)

Antonietta V. ha detto...

Ciao Silvia!
Aspetto con ansia la seconda stagione *_*
Grazie per i complimenti e per essere passata ^^

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