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sabato 5 marzo 2016

GOD BLESS AMERICA!

Cos'è stata questa puntata? La nostra spasmodica attesa è stata ricompensata e ripagata con una puntata spettacolare, a mio avviso. Okay, non ci sono stati grandissimi colpi di scena (forse qualcuno, di cui parlerò successivamente) ma ciò che deve essere sottolineato è che, abbandonato il Campidoglio e la Casa Bianca, troviamo i "coniugi" Underwood che tessono con maestria il sottilissimo filo della suspense.
Speravo in un loro incontro e allo stesso tempo ne scongiuravo l'esistenza.
Si aprono vari filoni narrativi, ecco il grande potenziale che ha esposto la puntata: perfetta nel far capire le dinamiche, le carte in gioco, i ruoli, gli schieramenti, gli scontri, i fedeli e gli sleali.

La puntata si apre con una felicissima giornata in cella, dove ritroviamo Lucas Goodwin (il cognome non gli porta fortuna allora, ma è ancora presto per parlarne) riesce in maniera poetica a eccitare il suo coinquilino. È palese che anche questa stagione inizia in maniera rude. Come piace a noi.
Frank, intanto, è occupato ovviamente con la campagna elettorale che vede un testa a testa in New Hampshire con Heather Dunbar. Quest'ultima ha non pochi punti di vantaggio, ma Underwood ha come obiettivo quello di non voler fare capire che la vittoria in Iowa fosse stata solo fortuna.
Il primo comizio, in una fabbrica dello stato, è stato piuttosto energico:

Vivi libero, o muori!

Quale meravigliosa ironia è questa! Alcune frasi del nostro Presidente sono inconfondibili e riesce ad unire la sfera politica più trasparente, ovvero il bel lato della medaglia da mostrare al popolo statunitense, e quello losco e marcio col quale adopera dietro le quinte della politica americana e
mondiale.
E mentre Frank si sta adoperando nell'attutire gli assordanti colpi dei voti della Dunbar, Claire (Hale) Underwood è giunta nello stato del Texas, lì dove è nata e cresciuta.
Ma fidatevi, questa non è una visita all'insegna del sentimentalismo e della riscoperta della sua giovinezza, la First Lady ha un bel piano in mente.
Infatti inizia la campagna anche per lei, e non c'è un posto nella sua testa un posto nel Congresso, o nel Senato. Il Distretto è per ora il suo unico obiettivo. Ma si sa, il distretto in questione ha una grande tradizione "nera" è una candidata "bianca" sortirebbe una debacle. Ma Claire è molto furba, e ormai la conosciamo bene e non c'è che dire, perché sicuramente Franck l'ha istruita per bene.
E proprio questo distacco tra i due risuona anche nella nazione: Frank dichiara che Claire è lì perché si sta muovendo per i voti per il Texas (con anticipo), mentre sono sempre di più le voci che spingono verso un grosso litigio intercorso tra i due, e per questo bisognerebbe ringraziare il capo dell'ufficio stampa (Seth).
Tuttavia c'è un unico uomo sempre fedele al Presidente: Doug Stemper, che si rivela essere sempre l'arma in più, e a volte (come adesso) si rivela essere l'elemento che fa la differenza.

Doug scopre che la madre di Claire è gravemente malata e riesce quindi a sfruttare questa situazione per placare le incessanti voci. Ed è prorprio Elizabeth Hale (una straordinaria Ellen Burstyn che potrete ricordare in Requiem for a dream) un personaggio che almeno in queste prime due puntate è sorprendente. Una grande interpretazione perché riesce a tenere testa sia a sua figlia, fin troppo testarda che sembra superare i limiti per la sua emancipazione, sia a Frank.
Underwood e Claire sembrano trovare alla fine un accordo che possa accontentare entrambi.
Lui appoggerà la sua candidature senza se e senza ma e lei sarà presente al discorso sullo Stato dell'Unione in Campidoglio.
Sembrano i Clinton incazzati a morte, alla fine il partito è il medesimo.
Infine anche Lucas sembra aver trovato la sua strada, grazie alla collaborazione con i federali riesce ad uscire di prigione prima del tempo, entrando, tra l'altro, in un programma di protezione.
Nuovo nome, nuova città, nuovo lavoro, nuova vita.
Neanche alla Casa Bianca sanno di questa decisione, può essere un pericolo per Underwood?

Sono stato piuttosto sintetico, anche se non è nelle mie corde, ma devo fare qualche ultima considerazione.


MI È PIACIUTO: Sicuramente la dinamicità, l'abilità a non aver fatto annoiare, ad aver creato quell'alone di ansia. L'introduzione di Elizabeth Hale che approfondisce i misteriosi legami familiari degli Underwood. Il rapporto che lei ha con sua figlia, complicato (come con tutti gli altri). Doug è sempre sul pezzo, e non perde un colpo. Non male l'impatto ad aver passato gran parte della puntata fuori dai palazzi di Stato. Bellissima la scena della Mrs. Hale che affronta la malattia con forza e dignità. 
La scena del sogno di Frank. Perfetta.

NON MI È PIACIUTO: Lo sviluppo del personaggio di Lucas. Impossibile cacciarlo fuori dal carcere in quel modo. Non dopo quello che fece. L'emancipazione azzardata di Claire, che sembra comportarsi come una bambina viziata tanto da voler usurpare un posto che sa di non ha alcuna possibilità di ottenere. Meechum che diamine vuole fare? Ancora non capisco dove si vuole andare ad appare con questo personaggio. La Dunbar poco ca**uta. Non è concepibile che l'unico avversario degno di Frank sia sua moglie. Per rendere davvero difficile questo gioco c'è bisogno di più ardore. È o no una casa di carte?


VOTO 7+



CI VEDIAMO AL PROSSIMO APPUNTAMENTO CON LA SECONDA PUNTATA, CHE DIO BENEDICA L'AMERICA, E TUTTI VOI!




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