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martedì 22 marzo 2016

GOD BLESS AMERICA!

Non si può dire nulla. Assolutamente nulla. Queste due puntate sono il crocevia di una stagione spettacolare. Sappiamo che House of Cards è una serie che ci ha abituati a "colpi" di scena, ma per quanto concerne il puro ambito politico o, strettamente collegato, quello dello spionaggio.
Con questa puntata, la 4x04 (credo che la ricorderò per sempre) si è andati semplicemente oltre quanto presentato fin ora. Il dramma, la confusione, ma soprattutto l'incredulità hanno colpito Frank sul lato umano, che traspare però dal dolore fisico. e non più su quel palcoscenico finito e riprovevole qual è la politica.
Ricollegandoci alla precedente puntata, Frank sta continuando la sua strada tra i vari Stati per la corsa alla Casa Bianco, non senza difficoltà, anzi. La Dunbar è agguerrita e ogni passo falso di Underwood è ampiamente oggetto di speculazione della donna (vedi la questione del KKK). Un'altra spina nel fianco è ovviamente sua moglie Claire che non arresta la sua battaglia per il suo momento di gloria, e si spinge fin anzi a chiedere il divorzio, dato che giustamente Frank ha declinato la proposta di sua moglie di diventare il candidato del partito alla Vice Presidenza.


Frank per ora tenta soltanto di isolarla totalmente nella casa di famiglia in Texas, ciò sottolinea un atteggiamento, quello di Francis, dettato dalla paura. Risulta essere una scelta drastica, dove si utilizza un mezzo non alla "Underwood". Questo però, per quanto mi riguarda, come Claire risulti debole rispetto al potere che Francis ha in mano, risulta essere una sfida impari, con un risultato già ovvio all'orizzonte, eppure...


Frank si trova in una delle tante campagne per le primarie. Ed è proprio qui, in un secondo, in un indecifrabile momento di caos, urla, dissensi, inneggi, che cambia totalmente la stagione di House of Cards. Dove tutti gli scenari cambiano, dove il treno sul quale viaggia la trama viene prima disintegrato, e poi cambia binario. 
Frank è vittima di un'attentato, e a rimetterci la vita è il povero Meechum, la sua fedele guardia del corpo. Ora non so se tutto ciò che critico crepa, ma so soltanto che un personaggio che è palesemente secondario, mi ha scombussolato. È vero che questa serie ci insegna che bisogna dar poco spazio ai sentimenti per l'ambizione e che la strada per il potere è costellata di tradimenti e così discorrendo, fino ad arrivare ad una considerazione, che i due morti fino a questo momento sono stati Zoe e Peter Russo. Due persone molto simili, ma altrettanto deboli. La prima debole per il suo inesistente potere, il secondo per la sua incapacità di usarlo. Ora a mancare è un uomo che non appare affatto debole, o forse, la sua debolezza è stata (brutto parlare al passato) quella di essere stato fedelissimo a Frank (tanto quanto Doug) ?

There has been an attempted assassination of the President. President Frank Underwood has been shot. It occurred about ten minutes ago during a campaign event at Hammond University in Washington, D.C. We do not yet know how severely the president has been wounded.
Tuttavia prima di morire Meechum ha svolto fino in fondo il suo dovere, perché non solo il Presidente non è stato colpito letalmente ma è riuscito ad uccidere l'assassino.
Una nostra conoscenza, quest'ultimo.
Una persona a mio avviso infima. Un uomo che non ha imparato a stare al mondo, che ha preferito farsi "giustizia da solo". Eccolo un altro morto. Un altro debole. Lucas Goodwin. Lo avevo detto che questo cognome non gli avrebbe portato fortuna. E perché lui è  un debole? Ma come? Dopo la morte di Zoe ha lottato, ha cercato di fare il possibile, è andato in carcere, n'è uscito, si  ripreso, ha continuato a cercare notizie pur di smascherare il suo terribile incubo, ma alla fine? Nulla. Francis seppur in critiche condizioni, è ancora vivo. Lui, morto e con la reputazione sporcata in maniera indelebile.

I'm hearing now that the president received at least one gunshot to the abdomen, possibly more, that he clutched his stomach, that he fell instantly to the ground. And there were screams, people panicking, that it has been very chaotic at that scene. [...]This is a difficult moment for the country. It is not the first time that a president has been shot, in my lifetime, or in many of yours. But even for those of us who have experienced this before, it is no less of a shock.
Francis, da quanto appreso dai notiziari, che diventano la voce narrante, almeno in un primo
momento, dei fatti che si stanno succedendo, affermano che Underwood è vivo. Ma le ferite riportate allo stomaco, soprattutto al fegato, sono molto profonde. Per ora è vivo per miracolo, ma un miracolo maggiore sarebbe che egli rimanesse vivo,
E Claire? Bloccata in Texas?

Claire: What's happened?
Agent: The President's been shot.

Ora dopo quattro stagioni e 43 episodi ancora non ho capito come si possa trarre un'emozione dalle espressioni di questa donna (maestria assurda della Wright), ma credo, che sia rimasta sconvolta. Chissà però se dal punto di vista umano, o per quello dello scenario futuro. Perché se secondo Claire lui non può vincere le elezioni, cosa può fare lei senza di lui? Ancora riecheggiano le parole di Frank: "You are nothing, without me!"
Claire quindi è costretta a lasciare il Texas per dirigersi a Washington, con la benedizione di sua madre:


Da questo momento è chiaro che Frank diventa solo una figura evanescente. Il vero protagonista, almeno per ora è Claire. Francis è soltanto un'ombra, che seppur presente e pesante, non grava sulle spalle di sua moglie. Questa puntata per ovvi motivi risulta essere semplicemente perfetto in tutte le sue sfaccettature. Via le stanze di palazzo, niente Campidoglio, niente Casa Bianca. No, è tutto più incentrato sulle figure umane. Non importano in questo momento i luoghi emblematici del potere. Il Presidente degli Stati Uniti ha la vita appesa ad un filo, e la bravura dei registi è stata quella di farci stare con il fiato sospeso proprio come tutti gli statunitensi. È un'indagine profonda dei cuori dei protagonisti. È una crisi nazionale che riflette quella interiore. Ma l'unico personaggio che non appare scalfito da ciò non poteva che essere Claire.
E straordinario come vengano capovolti i ruoli. Lucas è diventato ai nostri occhi un pazzo assassino. Francis, lo spietato Francis, la vittima impotente, ora relegato in un letto d'ospedale a lottare tra la via e la morte. 
Ora non sappiamo quanto premeditata sia stata questa scelta di mettere K.O. Frank, ma di certo questo è un perfetto modo di rimescolare le carte in tavolo. Lavoro superbo. Una delle migliori puntate della serie. 

CHAPTER 44 

Questa puntata poteva portare con sé il rischio di non essere all'altezza di un capolavoro come quella della 4x04, tuttavia in maniera egregia si è continuato a costruire uno scenario surreale di ansia, trepidazione, ambiguità. 
Questa puntata di certo non può essere paragonabile alla precedente per gli effetti visivi, non potrebbe essere poiché si rischierebbe di sprecar inutili "pallottole" di colpi di scena destinabili per il rush finale. Tuttavia questa 4x05 è costruita affinché vengano plasmate i conflitti che si sarebbero palesati con il tentato assassinio di Underwood e con la presenza del Vice Blythe (non so se ridere o piangere) che prende le funzioni di Comandante in Capo.
Questa puntata ci fa chiarire un concetto: tutti i filoni narrativi avviati fino alla 4x03 non sono morti insieme a Meechum e Goodwin, anzi proprio adesso risalgono a galla tutti insieme proprio nel momento peggiore, quando il diretto interessato è impossibilitato a difendersi, ma soprattutto ad attaccare. E proprio ciò rende questa puntata ancora più entusiasmante: il caos più totale, l'assenza, per ora, di una figura dominante.
Era prevedibile che la scaltra Claire avrebbe preso in mano le redini del gioco in assenza del marito, quanto l'essere nullità di Blythe incapace di svolgere una funzione del genere. Credo che una come la Sharp avrebbe fatto la sua bella figura. Tuttavia ciò che è incredibile sono i mezzi utilizzati da Claire per ramificare il suo potere nella Sala Ovale.
Ritornando a Blythe, scusate ma non riesco a non offenderlo, anche se risulta quasi essere caricato al massimo il suo aspetto grottesco (politicamente parlando), che è quasi troppo finto. Ciò che urta palesemente i nervi non è la sua bravura a prendere decisioni sbagliati, ma la sua capacità di NON prendere nessuna decisione.
E solo una personalità forte come quella di Claire poteva sfruttare questa situazione a lei favorevole. Blythe "crolla" sotto il peso della texana e del potere troppo gravante sulle sue spalle, e Claire è l'unica che riesce a sollevarlo, ovviamente per il proprio vantaggio e non per lui.
Si riprende in questa puntata la politica estera, con il ruolo della Russia al centro del dibattito. Se l'intenzione di Frank era quella di stuzzicare Petrov non riportando a Mosca il dissidente, Blythe  Claire isola totalmente la Russia. È quasi sorprendente come sia scaltra la First Lady, riuscendo a scavalcare Doug, la Durant e tutto il Consiglio di Stato. Ha in mano le sorti degli Stati Uniti.


Claire ha intenzione di mettere in campo anche la Cina, portando di nuovo alla casa bianca due figure un po' obliate dal tempo, quella di Remy ma soprattutto quella di Raymund Tusk (Frank avrebbe tirato un bestemmione).
In Casa Bianca tira un'aria tesissima. Il controllo del timone è incerto. Doug scazzotta con Seth affinché abbia la sua fiducia. Ma soprattutto Kate Baldwin e Tom Hammersmidt intendono riaprire il caso, sulla scia di Lucas. Però Tom non è sprovveduto come lo sfortunato ex-reporter, sa come muoversi e come ottenere ciò che vuole ottenere.
Non si può dire altro, sarà una bomba ad orologeria, ed esploderà  in un modo o nell'altro.
La puntata successiva sarà importante per vedere quanto possa avere ragione Claire a comportarsi in questo modo, e chissà per quanto tempo Frank rimarrà immobile, in silenzio, freddo, incosciente.







VOTO 9







CI VEDIAMO AL PROSSIMO APPUNTAMENTO CON LA SESTA PUNTATA E CHE DIO BENEDICA L'AMERICA, E TUTTI VOI!




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