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mercoledì 11 maggio 2016

Protagonista indiscussa di questo primo episodio  è Debora, o meglio Donna Debora, come recita il titolo recentemente guadagnatosi nel clan Conte.



Per quasi un’ora è il suo punto di vista che viviamo, è il suo respiro affannoso e pesante che condividiamo, l’ansia e la paranoia che ci consumano sono le sue. Avremmo potuto inaugurare questa seconda stagione con il senso di onnipotenza di Ciro o con la rabbia di Don Pietro, e invece hanno voluto farci iniziare così, con la stessa paura dell’anello più debole del clan. Perché nonostante abbia scalato le gerarchie del sistema a braccetto con suo marito, Debora non è pronta, o semplicemente non è fatta, per quel mondo.

Diciamoci la verità, ci piace citare il Savastano o il Conte di turno, immaginare di essere “immortali” come Ciro. Tutti noi spettatori e amanti della serie abbiamo fantasticato di essere un po’ gangster dopo l’ennesima puntata mozzafiato. Ma la verità è che se ci trovassimo in un contesto del genere, avremmo tutti paura come Debora. Noi siamo Debora. Lo sguardo preoccupato che segue la bambina in bici, il terrore di un motorino che passa troppo vicino, il sentirsi tra due fuochi: la prospettiva insolita della legalità e la fedeltà alla famiglia.

Debora non è Donna Imma, e non lo sarebbe mai potuta diventare. Così come Ciro non sarà mai Don Pietro. Perché la forza dell’intero clan Savastano e del suo leader erano nell'arguzia e l’intelligenza della loro matriarca. Intendiamoci, non è il classico discorso “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, che sinceramente ci ha abbondantemente stufato, è un ragionamento che si estende a tutta la famiglia.  Il clan è soprattutto legame di sangue. Debora e Maria Rita sono l’unica famiglia che un outsider come Ciro di Marzio possa vantare, e lui sa bene di essere in una posizione di svantaggio sia rispetto ai suoi alleati che ai suoi avversari.


L’allontanamento inevitabile, quanto fisiologico, della moglie, gli ricorda quanto sia più debole rispetto agli altri, perché la furbizia e le abilità da stratega non bastano. Ciro di Marzio ha tradito il suo clan per schierarsi con il nemico, in un mondo dove la fiducia è tutto, l’ “Immortale” deve ricostruirsi una reputazione. Deve assicurarsi che i suoi uomini non imitino il suo comportamento (visto il trattamento che gli riserva direi che il rischio di un ammutinamento non sia poi così improbabile), rafforzare il legame con il suo nuovo boss e con le famiglie recentemente affiliate. Insomma, deve dare una dimostrazione di forza che non sia semplice violenza e spargimento di sangue, quello lo sanno fare tutti. In questa fase serve una forza diversa, serve il potere, serve il controllo. Debora era fuori controllo e Ciro ha dovuto sbarazzarsene, nel farlo però ha indebolito ancora di più la sua posizione. 
Questo inizio di Gomorra 2 non delude, trovo brillante che si sia deciso di inaugurare la stagione dando spazio a un personaggio debole, come a ricordarci che per quanto adrenalinico e avvincente, nel mondo della criminalità organizzata a farla da padrone sia soprattutto la paura. Gli sguardi di sfida, i brindisi e la forza bruta vengono dopo e forse non sono altro che un frutto di quella stessa paura che Debora si è tenuta dentro fino a consumarla.

Nota di merito per Pina Turco, non è da tutti valorizzare un personaggio che nasce secondario in questo modo. A mio parere, la sua è stata una performance estremamente convincente.

Rossella

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